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Squeo regala all’Italia la gioia di credere in un sogno: il pugliese esce sconfitto al 5 round per KO contro Opetaia

I più sentimentali, memori delle sfide tra Rocky Balboa ed Apollo Creed avevano sperato che l’incontro tra il pugliese Claudio Squeo e l’australiano Jay Opetaia potesse svilupparsi sulla medesima scia del film con un finale tutto da scrivere e dal sapore di storia nel panorama pugilistico italiano.

Il sogno, il desiderio di un’intera Nazione ha ben presto ceduto il passo ad una realtà che alle volte con il suo cinismo non accetta miracoli.

Così sul ring del Gold Coast Convention Center di Broadbeach, il pugile italiano classe ’91 si arrende al 5° round per kot contro il campione del mondo IBF dei pesi massimi leggeri Opetaia.

Era risaputo che l’australiano fosse uno dei pugili più temibili al mondo: spietato, glaciale ed estremamente tecnico sul ring.

Nonostante le premesse, Squeo dinanzi alla chiamata del suo avversario non ha esitato, decidendo di recarsi lontano da casa alla volta di un obiettivo: dare lustro al proprio nome.

Onore e coraggio le sue prime due caratteristiche, espressesi palesemente, tra l’altro, sin dall’apertura dell’incontro caratterizzato da un accurato studio fra le parti: Squeo ed Opetaia si osservano, calibrano la distanza; il pugliese tenta alcuni ganci ed altrettanto fa il padrone di casa i cui diretti non raggingono il volto dell’avversario.

Da bordo ring lo Staff pugliese intima al pugile di mantenere la calma e la lucidità, consigliando la corretta modalità d’interpretazione di quei primi timidi colpi.

Il secondo round lascia intravedere uno spiraglio, una luce: quella possibilità che Squeo potesse avere una chance.

“L’ha sentito Claudio, l’ha sentito” gridano dall’angolo italiano dopo l’attacco del pugliese ai danni di Opetaia.

Red Bull, questo il soprannome di Squeo, continua a non offrire il bersaglio, dimostrandosi attento e lucido tanto da riuscire a mettere a segno i suoi primi colpi e ad accorciare le distanze; questa l’unica strategia contro un pugile professionista alto dieci centimetri in più e pesante altrettanti chili.

Il tema del “taglio del peso”?

Uno dei più caldi della serata; un problema a cui non si riesce a trovare ancora una soluzione effettiva.

Sulla scia del secondo round prosegue il terzo, ma la svolta arriva nel quarto.

Opetai sembra essersi riscaldato, gli brilla negli occhi quella voglia di vittoria, ha capito che con Squeo deve alzare il ritmo e con una precisione chirurgica colpisce al costato il pugliese che si inginocchia.

Il pugile italiano non demorde provando a sferrare alcuni ganci larghi, ma la ripresa è del suo rivale.

Opetaia la chiude nel quinto round colpendo Squeo con un potente gancio fra mandibola e orecchio.

Il pugliese si alza, ma per ammettere il KO; il colpo accusato non gli consente di poter proseguire.

La mente, l’intelligenza ma soprattutto l’umiltà di riconoscere un avversario più forte hanno prevalso sul cuore di un grande pugile qual è Claudio Squeo.

Per il ventinovenne australiano prosegue così il cammino di vittorie, giunto a quota ventotto con ventuno KO.

Squeo segna nel proprio palmares la prima sconfitta su diciotto incontri, ma poco importa: ha regalato all’Italia la voglia di credere in un sogno.

“Ringrazio Squeo per aver accettato il match tre mesi fa venendo a combattere nella tana del leone. Non è da tutti”

Recita il padrone di casa che al termine dell’incontro si reca nello spogliatoio per tendere la mano all’italiano in segno di rispetto e stima.

Dall’Italia tanti i messaggi di ammirazione verso l’impresa che Squeo avrebbe potuto scrivere.

La soddisfazione più grande è aver visto un pugile reggere con onore quattro riprese meglio di tanti altri, dimostrando intelligenza difensiva ma anche e soprattutto coraggio d’azione.

Claudia Santoro

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