Ufficialità fu. E’ oramai tempo di saluti per Moreno Longo a quasi un mese dalla fine del campionato.
Il trattamento riservato all’ex allenatore biancorosso da parte della società ha diviso in due la città i quanto non ritenuto di certo dei più cortesi, d’altro canto negli ultimi anni il rispetto è un termine che si fa fatica a conoscere e mettere in atto; basti ricordare le modalità dell’esonero di mister Michele Mignani.
“Uomini valoriali prima che calciatori”, sostenevano i più fino a qualche tempo fa.
Così, Longo che come Jeeg robot d’acciaio ha sempre difeso in lungo e largo la sua squadra, le scelte di mercato, i suoi rapporti con la presidenza, polemizzando in più occasioni con la stampa si è trovato con le valige pronte.
Ha pagato pegno uno, ma non l’unico, degli artefici di un’annata grigia, opaca e priva di colpi di scena.
Nulla di nuovo rispetto a quanto avviene nel panorama calcistico contemporaneo, ove l’allenatore volere o volare, è sempre il capro espiatorio delle situazioni.
Si potrebbe ipotizzare che il motivo del suo esonero sia stato dettato da una difficoltà nel gestire Longo ed alcune “morenate” davanti ai microfoni; quelle dichiarazioni troppo istintive, e veritiere, per essere tollerate.
Ma queste son mere supposizioni; il dato di fatto è che la personalità schietta e spigolosa del tecnico piemontese non potrà mai essere né manipolata né, gentilmente, influenzata da alcuno.
L’ex allenatore del Bari, tra pro e contro, errori ed incidenti di percorso, si è sempre contraddistinto per un’ars oratoria priva di filtri, puntando i riflettori delle dichiarazioni sia sulle proprie responsabilità sia su quelle di altri attori di questa commedia.
Da non dimenticare le innumerevoli volte in cui, dinanzi alle pretese di una piazza che richiedeva maggiore sforzo da parte della squadra, Longo sosteneva che l’impegno dei suoi fosse evidente ma che non ci si dovesse dimenticare della Serie C sfiorata.
Un modo per voler sottolineare come dalle stalle non si possa subito raggiungere le stelle.
Ciò che lascia perplessi è la riconferma dell’assetto dirigenziale.
Continuare a mantenere l’immagine di un DS le cui dichiarazioni hanno fatto molto discutere, appare una scelta di difficile decifrazione ma perfettamente in linea con ciò che il Bari attualmente rappresenta: un ibrido.
Il range degli errori comunicativi commessi da Magalini oscilla da mancate profezie avverate, come l’approdo certo ai playoff affermato alla vigilia della partita contro il Cosenza, alle dichiarazioni finali rilasciate in quanto parrebbe che fosse stato l’addetto stampa biancorosso ad averlo esortato a recarsi dinanzi alla stampa, altrimenti…
“Non arrivare ai playoff non è mica la fine del mondo”, il dulcis in fundo.
Rimuginare sul passato conta ben poco.
Considerati ora gli addi e le riconferme, è il momento di riscontrare se il problema fosse nella gestione di Moreno Longo o in quella della società; la nuova stagione, si fa sempre più vicina e l’ufficialità del nuovo tecnico anche.
Foto: SSC Bari
Claudia Santoro